Quando a sei anni ho visto per la prima volta Il Mio Piccolo Genio, tra mamma e zia in lacrime e una Jodie Foster mai trovata particolarmente bella, ho deciso che anche io che sapevo leggere e scrivere già da due anni e mezzo, potevo vincere le olimpiadi della matematica per bambini prodigio nel Connecticut senza grossi problemi.
Riuscire in cose come 1) suonare il pianoforte ai livelli mozart dopo sole numero due lezioni sulla tastiera coi numeri e 2) cercare di laurearmi ad Harvard ancora prima di prender la licenza media era diventato il mio obiettivo nella vita, poi ho scoperto gli hippies e i pantaloni a zampa e ho mandato tutto a puttane per dei vestiti. A otto anni ho avuto il primo computer in casa ed era un mac con uno schermo gigantesco, ho iniziato ad andare in chat e spacciarmi per Clara di 25 anni. Credevo che quelle fossero le condizioni medie necessarie per poter scambiare discorsi con sconosciuti senza doverli guardare in faccia, ero una bambina responsabile e credevo davvero nella privacy dei miei dati, e se qualcuno mi avesse detto “Oisin, verrà un giorno in cui ti iscriverai ad un social network utilizzando nome e cognome” gli avrei dato del pazzo.
Tutto questo per dirvi che, nonostante me ne andassi spesso in giro vestita da hippy in miniatura al tempo delle spice girls, non ho mai sofferto di particolari complessi né sono stata vittima di bullismo, ed è inspiegabile. Anzi. Probabilmente quella che avrebbe sfottuto in modo particolare un ragazzino come Alby sarei stata io. E invece quanto ho da imparare da queste piccole canaglie?
Non credo che nessuno dei suoi compagni sappia dei tutorial di trucco che posta ogni giorno, né che la commessa della Gardenia si renda conto che tutti gli ombretti che compra e i kabuki che si porta a casa siano per lui.
In realtà siamo tutti diventati suoi fan in attesa del giorno in cui verrà sgamato dalla madre che entra in camera offrendogli un bicchiere di cocacola e lo trova tutto spalmato di glitter ad usar termini come palpebra mobile, con sulle ginocchia la sua palette da 120 colori che arriva direttamente da Hong Kong, Giappone (cit).
Poi c’è Tavi, che è una figa pazzesca, 13 anni appena compiuti e fa veramente impressione. Ha un blog di moda, un’account su lookbook, un attitudine che in potenza la rende la ragazza ideale di ogni maschio che quando si ricorda della sua età si sente un pochino sporco per averci solo pensato e la ragazzina che tutte avremmo voluto essere.
Arlo Weiner invece, da 8 anni figlio di Matt Weiner – creatore di Mad Men, sarà colui che trasformerà la me del futuro in una donna che combatte l’età che avanza con la passione per i ragazzini più giovani. Questo diventa un pezzo di figo mica da ridere, ve lo dico io, incrociando le dita per me sulla sua eterosessualità.
Mi impressiono facilmente, lo so, ma la verità è che il gusto per i fenomeni da baraccone è immortale, una volta avevano due gobbe e sei dita per mano, ora otto anni e una webcam.
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il cicciobomba è veramente il successore di gran gay al di southpark.
la ragazzina a 19anni sarà in clinica.
il bambino madmen nella seconda foto potrebbe essere la caricatura del batterista degli strokes in un film con eddie murphy.
vedendo questi freak sto cominciando a rivalutare i ragazzini gabber che vicino a casa mia provano i passi di danza con le nike shox ai piedi.
Sempre meglio che eroinomane truffatore di vecchiette, ma avessi un figlio come Alby lo ucciderei a mani nude
io voglio avere 14 anni e sposarmi tavi
io 8 e sposarmi arlo
dai alby raga spaccaaaaaaaaaaaaaa!!!!
quanto è dolcee. voglio che venga a casa a splamarmi le palpebre di primer.
ora me lo chanellizzo su youtube.
tavi è fica ma mai quanto arlo.
Si puo avere un Alby in mignatura da mettere vicino allo specchio tutte le mattine? (cavolo credo che mi cazzierebbe…del tipo: “ma cosa stai facendo? Ma nn lo sai che esiste una base ombretto?sciocca!)
Tavi, come dice il basetts, a 19 anni è gia in clinica. (vedi: the little miss sunshuine)