le strategie commerciali delle case produttrici di qualsiasi cosa si sono evolute negli anni. non so come fosse negli anni 50 per la gente comune, voglio dire, ho studiato come erano realizzate le pubblicità e i contesti sociali ma non so come esattamente essa fosse vissuta.
ora abbiamo molti diversi tipi di pubblicità, cosi tanti (guerrilla, viral, e mooolti altri) che il termine è obsoleto e dobbiamo usare marketing + l’aggettivo.
la parola stessa mi fa venire in mente una sorta di “do ut des” ideale tra il disturbo che siamo disposti a subire con la nostra volontà di acquistare. due fustini di dignità in cambio di uno di bisogno di comprare!
ci sono cose che però mi hanno segnato e il modo in cui la pubblicità mi ha accompagnato nella vita, in effetti, mi ha formato come persona in grado di criticare (non solo nel senso negativo del termine). credo sia chiamata cultura pop. la cosa incredibile, fatta questa dovuta introduzione, è che invece ci sono cose che sono statiche perchè funzionano e tra queste, nella fattispecie ce ne sono alcune riguardanti la pubblicità che ricordo con una certa tenerezza. come durante le estati dei miei anni da scolaro in cui la gioia era portata dalla pubblicità dei gelati e la tristezza da quella dei diari e delle cartelle. ad agosto vedere le cartelle, cazzo! ogni anno poi mi viene in mente che è natale perche dal nulla nelle vetrine dei negozi compaiono disegni di pippo pluto paperino eccetera fatti con gli uniposca che slittano sciano e fanno le cose che si devono fare a natale oppure ci sono alberi di natale, neve finta (renne, ho gia visto delle renne giganti) e mirabilie varie a seconda del budget a disposizione. non che sia contro, non sono il grinch, ma mi mettono un misto di ansia e malinconia esattamente come quando tutti i tuoi compagni di classe volevano sapere dove facevi la festa per i tuoi 12 anni.
un oggetto che mi ha fatto sorridere è questo che vi mostro. ogni buon designer (ma anche ogni pessimo utilizzatore di colori o di computer e chiunque nel mezzo dei due estremi) sa che cosa è il pantone. ora cuccatevi il pan(et)tone. io aspetto che passi natale e poi aspetto la pubblicita dei gelati. il mio preferito era il cookie snack. c’è ancora?
Tag:marketing, panettone, pantone, pubblicitàscritto da giulio



non è disturbo contro volontà di acquisto; la pubblicità dovrebbe intrattenere, dato che non è richiesta.
se una cosa ti sorprende anche se non l’hai cercata ne sarai attratto e magari ti ricorderai il marchio che te l’ha proposto.
scusa è che mi sento chiamato in causa!
la mia era con quello un commento personale al modo di chiamare la pubblicità “marketing” mi fa venire in mente quello. poi siccome marketing è in effetti quello che chiamo l’idea che mi compare la traslo nella realta.
se la chiamo pubblicita mi viene in mente il pubblico che dice “aah oohh wow non lo sapevo” ma marketing mi sa di scambio di fustini. era una cosa del tutto personale. comunque alla pubblicità che mi intrattiene preferisco altro, non la considero intrattenimento di per sé perche la subisco, a meno che non ti diverta subire direi che hai torto (in linea generale) e ragione per tutti coloro la pensano come te. d’altra parte il punto del discorso è che tutti hanno un limito diverso del “subire” tu lo hai più alto. sei un pubblicitario vero? ahhaha
non capisco cosa intendi esattamente; nella realtà il marketing è funzionale alla pubblicità come la strategia ad una partita di calcio, non è una cosa avulsa.
partendo dal presupposto che la pubblicità c’è da quando ci sono i prodotti quindi da moooolto tempo ed è parte della tua vita (pensa agli spazi ricoperti che vedi durante la giornata), secondo me il minimo che può fare è essere bella, divertente, o farti riflettere. si subisce qualunque cosa non sia voluta, è solo com’è proposta che fa la differenza.
un esempio secondo me sono i cartelli di avvertimento inglesi:
nel bus c’è scritto qualcosa tipo “We prefer you not to eat or drink in this bus. If you do, please take your litter at home”
se ci pensi è la stessa cosa di “Vietato mangiare a bordo” ma cazzo, che differenza in te che leggi!
cioè tanto il cartello ci dev’essere lo stesso, almeno che sia bello.
si lo sono, ma non ditelo a mia madre
eh lo so io sono filosofo!
stiamo parlando della stessa cosa da punti di vista differenti.
allora parto da piu indietro.
stiamo analizzando X e possiamo chiamarlo marketing OPPURE pubblicita. se lo chiamo marketing a me vengono in mente alcune cose se la chiamiamo pubblicita me ne vengono in mente altre. questo perche il lessico lo collego a costruzioni mentali che ho io. la comunicazione e il design di essa poi si lega a me come societa e sono d’accordo su quello che dici.
POI:
il perche dicano “We prefer you not to eat or drink in this bus. If you do, please take your litter at home”
non la considero pubblicita ma informazione e c’è una differenza ontologica ENORME. ma questo è un altro discorso.
ipotizziamo che X (che puoi chiamare marketing o pubblicita o culo o come vuoi) sia un esposizione di prodotto su vasta scala con fini commerciali. storicamente l’intrusione ma tu la chiameresti espansione dei limiti di esposizione del predotto si sono allargati. prima a voce, poi stampa, poi televisione internet ed è diventata piu pressante. secondo me è cosi. perche io ho cominciato a vederla sempre piu pressante. chi nasce adesso la vede gia pressante ma normale la vedra piu pressante quando faranno tatuaggi pubblicitari e cosi via. questo era solo un esempio. per come la vedo io la pubblicita in generale, poste queste premesse è un aut aut tra quello che voglio sapere e quello che voglio comprare. piu voglio comprare piu sono disposto ad accettare i limiti della tolleranza pubblicitaria. capisci che se non me ne frega nulla di vedere prodotti in tv vederli e fastidioso?
invece chi è interessato è interessato alle forme di pubblicita. se vuoi continuare ti lascio la mail. comunque sono d’accordo con te la migliore comunicazione aiuta il buon vivere ma abbiamo bisogno cosi tanto di comunicare? e poi comunque il concetto di bello e vano e cangiante, in definitiva ottenerne uno che sia valido per sempre è inutile, quindi avrai lavoro per sempre! che culo! ahhaha
ciao!
dio bono non metto mai gli accenti. scusa! ahahahah
sono un disastro
che la pubblicità sia invasiva è un dato di fatto, ma non si può tornare indietro a quando non c’era!
stordito@ballacoicinghiali.it
e non c’entra quanto vuoi comprare con la tua tolleranza, non è mica un valore tipo la glicemia!
dai schiaffeggiamoci